Monitoraggio e trattamento dell’accumulo di ferro in pazienti con talassemia major

a cura della dottoressa Alma Augusta Lippi - Maggio 2014

ß - talassemia major è una malattia genetica rara diffusa in tutto il mondo . L'incidenza del tratto talassemico è di 4,4 ogni 10.000 nati vivi. Ogni anno si registrano 600.000 nuovi nati affetti. La malattia si caratterizza per l'assenza o la profonda diminuzione nella sintesi delle catene ß-globiniche e precipitazione dell’eccesso di catene ?- nei precursori eritroidi. Fin dai primi anni di vita i bambini affetti da ß-Talassemia sviluppano anemia grave incompatibile con la vita, la cura consiste nel correggere l’anemia con trasfusioni periodiche di Globuli Rossi. Ne consegue l’introduzione di ferro in eccesso che l’organismo non è in grado di eliminare completamente, che si accumula in organi vitali: fegato, miocardio e ghiandole endocrine , con una progressiva disfunzione dell'organo bersaglio e ridotta aspettativa di vita. Nei paesi che trasfondono Globuli rossi isogruppo e controllati secondo gli standard internazionali per le infezioni trasmissibili, le malattie cardiache da sovraccarico marziale rimangono oggi la principale causa di morbidità e di morte nelle persone che sono affette da talassemia . Fin dalla sua introduzione la terapia ferrochelante si è dimostrata essenziale nella prevenzione delle disfunzioni d’organo da danno marziale ed ha modificato in modo significativo l’aspettativa di vita, portando ad un miglioramento drammatico nella sopravvivenza dei pazienti con ß -TM. La prevenzione e il controllo del sovraccarico di ferro è un obiettivo necessario e raggiungibile per evitare o diminuire le complicazioni. La determinazione della ferritina serica , concentrazione di ferro epatico mediante biopsia ( LIC ) e la valutazione con tecnica non invasiva , del contenuto di ferro epatico misurando i campi magnetici, SQUID ( Superconducting Quantum Interference Dispositiv ), sono buoni indicatori della quantità di ferro accumulato nell’organismo, ma sono insufficienti per stimare l'accumulo di ferro nel miocardio, poiché non c’è una relazione lineare fra l’accumulo nei vari parenchimi. Le sperimentazioni recenti hanno portato a definire i parametri specifici e ottenere un consenso sulla validità della Risonanza Magnetica Cardiovascolare ( CRM), tecnica non invasiva che fornisce una valutazione rapida, diretta e ripetibile del contenuto di ferro del miocardio. La sua utilità nel monitoraggio della chelazione del ferro è stata ampiamente dimostrata. Pur ritenendo utile la valutazione delle ghiandole endocrine mediante RM, non è ancora stato raggiunto il consenso di esperti sulla utilità di estendere questa metodica al sistema endocrino. La Terapia di chelazione del ferro con deferoxamina ( DFO ) ha notevolmente migliorato la sopravvivenza e la speranza di vita di questi pazienti , nonostante le numerose limitazioni dovute alla bassa compliance al trattamento. Deferiprone ( DFP ) , un chelante orale , somministrato tre volte al giorno, ha dimostrato di essere più efficace di deferoxamina nella rimozione di ferro nel miocardio, il suo uso è ancora limitato a causa del rischio di eventi avversi. Il chelante orale deferasirox ( DFX ),1 volta al giorno, ha migliorato la compliance dei pazienti, e, in numerosi studi clinici, è stato dimostrato efficace per rimuovere il ferro dal cuore e fegato. Molti studi ed esperienze cliniche di tutto il mondo hanno dimostrato che ciascuno dei tre farmaci chelanti attualmente disponibili sono efficaci nella rimozione di ferro e, quindi, capaci di prevenire o migliorare emosiderosi trasfusionale in pazienti ? –TM. Il quesito che spesso viene posto è: quale farmaco è preferibile, quale è migliore, cosa utilizzare? Tutti sono efficaci anche se con diverso meccanismo, presentano effetti collaterali noti e tossicità note, ma è necessario studiare il paziente e fornire ad ognuno una terapia che sia la più efficace per lui, la meglio tollerata e con i minori effetti collaterali, poiché è una terapia che dovrà accompagnarlo per tutto l’arco della sua vita. L’obbiettivo di offrire il trattamento chelante ottimale individualizzato non è stato ancora raggiunto per tutti pazienti, ma gli studi in corso, ( protocolli di cura di terapia combinata e/o sequenziale ), potranno aiutare a determinare la strategia ideale considerando che l'aspettativa e la qualità della vita è in continuo aumento. Mantenere una buona funzionalità degli organi permette di poter accedere all’unica procedura ad oggi validata, in grado di portare a guarigione: il trapianto di midollo osseo allogenico compatibile, limitato ai malati con donatore compatibile, e alla terapia genica una promessa che si sta concretizzando in realtà terapeutica .

A che punto è la ricerca scientifica?
I più recenti risultati della ricerca scientifica mondiale dimostrano che sono ormai a portata di mano mezzi alternativi a quelli tradizionali e lasciano sperare che sia possibile correggere o eliminare i difetti responsabili della Thalassemia. In particolare si stanno studiando nuovi preparati che si pensa abbiano capacità farmacologiche e/o di supporto, alternative alla terapia trasfusionale. La più grande speranza di sconfiggere la Thalassemia è riposta nella terapia genica che rappresenterebbe, con la correzione del difetto genetico, una soluzione definitiva e sicura.

E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale una borsa di studio della Regione Toscana al fine di trovare un medico ematologo che segua più da vicino i nostri ragazzi. Un altro importante obiettivo rappresenta per noi anche la costituzione del Centro Talassemia Toscano.